“….Voglia di sognare ancora…”

13 Luglio 2008 2 commenti

“…MAH CIAOOOO A TUTTIIIII…..!!!!”

20 Marzo 2008 15 commenti

"….GRAZIE AMICI BLOGGERS…."

24 Maggio 2007 33 commenti

"…QUEL GIORNO 8 GIUGNO…"

18 Maggio 2007 18 commenti

"FESTA DELLA MAMMA"

11 Maggio 2007 26 commenti

"….L’ANGELO NERO…."

4 Maggio 2007 25 commenti

"….1 MAGGIO…."

30 Aprile 2007 19 commenti


Primo Maggio: Festa del lavoro, ogni anno si si festeggia questo giorno per ricordare l’impegno dei sindacalisti ed i traguardi raggiunti in campo sociale ed economico dai lavoratori. La festa del lavoro si festeggia quasi in tutto il mondo.

La festa dei lavoratori vuole ricordare le battaglie operaie per la conquista di un diritto sull’orario di lavoro giornaliero fissato in otto ore. Questa legge fu approvata nel 1866 nell’Illinois.

L’origine della data della festa del Primo Maggio risale ad una manifestazione organizzata dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre del 1882. Due anni dopo, nel1884 in altra manifestazione i Cavalieri del lavoro pensarono che questa giornata dovesse avere una data precisa, e cosi si pensò al Primo maggio.
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POESIA..: il lavoro nella natura.

Nella natura nulla riposa, sempre tutto lavora,
in un lavoro armonioso. vivo e perpetuo.
La terra pare immobile; ma essa ci trasporta
nello spazio con una velocità vertiginosa.
La luna pare ferma; ma essa ci segue nel nostro
corso intorno al sole e gira intorno a noi velocissima.
Le stelle ci paion fisse: ognuna di esse si muove
con rapidità straordinaria, inconcepibile dalla
mente umana. Il sole pare che si corichi; esso splende
sempre e ci avvolge con intensi fiammeggiamenti.
Il fiume, sempre calmo come uno specchio,
scorre sempre.
L’erba pare un tappeto inerte; essa
spunta cresce, accestisce.

di:Camillo Flammarion

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Che bello domani festa!!!!!ma per chi??? per me no!! io domani lavorero’ come una matta a forza di riempire vaschette di gelato mi sta venendo un braccio muscoloso come quello di un uomo….uffi….non e’ giusto..!!!
e poi la solita gente che mi dice ” volevo crema e fragola”ovviamente senza dirmi dove lo vogliono,allora io come un nastro registrato gli chiedo”vuole cono,coppetta?” e loro mi dicono “mmmmm…..cono” io riattacco il nastro “da quanto? da ? 1.5,2.00,2.5 o da 3.00???” e cosi via,insomma tre ore per servire una persona e vedere gli altri dietro che mi guardano con gli occhi pieni dalla voglia di mettere il gelato in bocca…
oppure quelle persone che cambiano mille volte i gusti nell’arco di un secondo e tu sei li con il cono o coppetta in mano ad aspettare e poi escono senza neanche salutare!!!
Be’ domani per me sara’ una giornata con i fiocchi!!!!
eeeva beee’ pazienza un bacio a tutti e BUONA FESTA!!!!

"…MISTERO : …LE FATE…"

24 Aprile 2007 21 commenti


ITALIA
Italia, una magica terra decisamente apprezzata dagli spiriti della natura e in particolare dalle Signore del Cielo.

Numerosissime sono ad esempio le località dedicate alle Fate – ricche dunque di leggende associate al luogo stesso – come valli, monti, grotte, buche, massi, boschi, pozzi, torrenti, cascate, laghi e altri luoghi legati alle acque.

Secondo una leggenda raccontata dai montanari di Catenaia di Casentino, in un punto alto della montagna detto il Cardetto, si trova una grotta nella quale si ritiene abitino le Fate. Una di esse si innamorò un giorno di un giovane contadino che lavorava la terra in una campo vicino, il quale non rimase insensibile al fascino della bella creatura, ricambiandone appassionatamente i sentimenti; ma per un crudele incantesimo la Fata diveniva una splendida fanciulla per soli tre giorni e per altri tre un grosso serpente. Così quando il ragazzo scavava il solco con l’aiuto dei buoi, lei vi strisciava all’interno, per restargli vicino. Accadde dopo un po’ di tempo che il giovane dovette allontanarsi per qualche giorno, per cui incaricò fratello di continuare i lavori, raccomandandogli di non temere, soprattutto, non molestare l’innocuo serpente che ormai per abitudine seguiva la terra scavata dietro l’aratro. Inizialmente il fratello lasciò che il serpente lo seguisse tranquillamente, ma l’ultimo giorno il rettile si accorse che non aveva davanti a se l’innamorato bensì un’altra persona, e sdegnato alzò la testa e spalancò le fauci minacciosamente nei confronti dell’agricoltore, il quale, spaventato, reagì colpendo violentemente l’animale, che fuggì e scomparve… Quando il fratello ritornò e fu informato dell’accaduto, cercò invano disperatamente per molto tempo di far tornare l’amata fata, chiamandola e implorandola senza pace, ma lei non apparve mai più. Allora lui, con il cuore spezzato, decise di rimanerle fedele per tutta la vita, e volle infine che la morte lo cogliesse nel sonno, davanti alla grotta dove l’aveva conosciuta, per ritrovarla e amarla ancora e per sempre nel cielo delle Fate…

Si narra inoltre che anche il lago di Subiolo, in Valstagna, sia un luogo abitato da Fate e da altri spiriti che nottetempo si manifestano con lamenti, grida e sibili inquietanti; pare tra l’altro che lo stesso nome del lago derivi da questi strani rumori, simili al suono dello zufolo, detto in dialetto locale subio. Il seguente è uno dei racconti più interessanti raccolti nella zona: un giovane falegname ritornava una sera sul tardi alla sua casa vicina al ponte Subiolo, dopo aver fatto visita alla fidanzata, quando si sentì ripetutamente chiamare per nome… Con sgomento si accorse allora alla luce dei raggi lunari che un gruppo di Fate danzava sulle acque del lago! Vieni con noi – gli dicevano – tu non hai mai provato la felicità che ti offriamo, vieni a danzare con noi finché splende la luna… No, no – rispose il giovane terrorizzato – laggiù c’è l’acqua e se scendo annegherò. Hai paura? – Gli chiesero le Fate ridendo – allora guarda, l’acqua è sparita vieni! Infatti anche i sassolini del fondo erano asciutti e i massi rivestiti di muschio porgevano il soffice divano alle Fate. No, no! – ripetè il giovane, ma come soggiogato non poteva staccarsi dal parapetto del ponte – Non vuoi? – le Fate ripresero – ebbene perché tu abbia a ricordarti di noi, t’offriamo una grazia: chiedi! Ed egli tremante domandò: Che io possa con le mie mani eseguire qualunque lavoro d’intaglio. Concessa – si sentì rispondere – ma non sarai mai ricco! Alla mente del falegname balenò forse l’idea di opere grandiose, l’artista ebbe forse la sua prima visione. Intanto l’acqua tornava ad uscire impetuosa e spumeggiante da laghetto, stormivano per il vento le fronde dei faggi e la montagna proiettava l’ombra sua immobile, poiché la luna era calata dietro la cima. Le Fate erano sparite. Da quel giorno il giovane falegname realizzò opere in legno meravigliose e di rara bellezza per tutte le chiese del paese e di altri villaggi vicini, ma morì povero come era vissuto e come gli avevano predetto le Fate…

Anche in Val d’Aosta è presente una Dama Bianca, una bella ed amabile Fata benefica che appare con lunghe vesti bianche nei prati, sulle alture, ai margini dei boschi. In particolare, protegge gli abitanti di Issime e se proprio non le è possibile evitare sventure o disgrazie, cerca di avvisare pastori e paesani con lamenti e grida acuti e prolungati. Altre dame bianche sono segnalate sul Monte Bianco, sul Monte Rosa e in varie altre località delle Alpi. E a proposito di Alpi, non possiamo dimenticare che secondo una poetica leggenda biellese le magnifiche stelle alpine, che ostentano la loro fragile grazia sull’orlo di insidiosi crepacci, ebbero origine dalle lacrime di una Fata innamoratasi di un mortale.

Per rimanere in zona, riportiamo un brano sulle leggende di Piedicavallo, del poeta e scrittore Nino Belli:
Se voi interrogate con insistenza qualche vecchietto, o meglio ancora qualche vecchiarella, vi racconteranno del gran ballo delle Fate, delle loro corse vertiginose sui fianchi delle montagne, dei loro idilli coi pastori. Vi diranno della loro sovrumana bellezza, com’è ornata la loro fronte alabastrina di edelweiss, avvolte in candidi veli di trina che accentuano le loro forme delicate, bianche come la neve, e come corrano nelle placide notti stellate di balza in balza sopra un carro rilucente tirato da aquile superbe. Vi racconteranno della magnificenza delle loro dimore…
Nella medesima località del biellese si narra che in una di queste sontuose dimore rilucenti d’oro, cristalli e gemme, situata sulla più alta cima di un monte, per essere più d’appresso all’azzurro sorriso del cielo, abita la regina delle Fate con la sua magica e leggiadra corte.
Infine in Val di Susa, stando a quanto riporta M. Savi Lopez nel suo magnifico volume Leggende delle Alpi, esisterebbero – fenomeno unico in Italia – gli equivalenti maschili delle Fate, chiamati Arfai: sono spiriti benefici che abitano le acque della Dora e aiutano le fanciulle a fare il bucato, gentili, timidi, ma allo stesso tempo benefici.

Tornando ai luoghi i cui nomi appaiono frequentemente legati alle Fate, troviamo un’altura nei pressi di Roccacasale, negli Abruzzi, chiamata appunto Colle delle Fate, poiché la gente assicura siano state viste uscire le Fate da due pozzi presenti all’interno delle mura dell’antica fortezza di cui sono ancora visibili i resti nella zona.

In Val d’Aosta, nella Piana di Varrayes, dopo aver piovuto in pieno giorno, si manifesta nei pressi della bòrna de la Fàye (la buca della Fata), una bellissima signora…

A Muzzano, esiste inoltre un luogo chiamato Roccia delle Fate, in cui si ritiene esista un tesoro sorvegliato da un magico serpente: quest’oro incantato viene definito dialettalmente L’oro dell’Elf, probabilmente per il torrente Elvo che vi scorre vicino, il cui nome tradirebbe un’evidente riferimento agli Elfi (da notare che in inglese Elfo si traduce in Elf, che al plurale diventa Elves).

In provincia di Teramo, nella gola tra le montagne di Campli e di Civitella, esiste un enorme macigno che sbarra l’ingresso di una grotta contenente un favoloso tesoro composto da tre mucchi di monete di rame, d’oro e d’argento. Si dice che in fondo alla grotta sieda una Fata, intenta a tessere in continuazione, mentre un monaco in piedi veglia silenziosamente il tesoro…

A Palermo si ricorda un cortile, chiamato cortiggiu di li sette fati, nel quale avvenivano cose meravigliose: ogni notte infatti vi apparivano sette stupende Fate che rapivano temporaneamente una persona, alla quale facevano vedere e provare luoghi ed emozioni straordinari, come gli oceani più profondi, o i cieli più lontani, per poi coinvolgerla in danze, canti e feste da mille e una notte. All’alba riportavano il fortunato mortale nel luogo in cui era stato prelevato, dopodiché scomparivano nel nulla.

I vecchi dell’isola di Pantelleria raccontano dell’esistenza di esseri dotati di poteri magici, che loro chiamano ‘nfate, che si divertono, al pari dei Folletti ad intrecciare i capelli delle ragazze e le code dei cavalli; chiunque tentasse, privo di adeguati scongiuri, di sciogliere gli intrecci fatati, cadrebbe vittima di un incantesimo fatale.

In Sardegna sorgeva invece sul monte Oc, l’incantato palazzo delle Fate, abitato da dame alate, eteree e bellissime, vestite di veli bianchi, verdi e azzurri, che periodicamente si recavano in volo nei paesi per scegliere una persona e portarla nella loro dimora magica; a questa veniva poi mostrata la stanza dei tesori, piena di monete d’oro, perle, gioielli e pietre preziose, dalla qaule poteva portare via tutto ciò che voleva. Naturalmente la maggior parte dei prescelti cercava di riempirsi ogni tasca e di arraffare il più possibile di quell’immenso tesoro, ma immancabilmente il giorno dopo, a casa, trovava tutto quanto irrimediabilmente trasformato in carbone; invece chi riusciva a resistere alla tentazione dell’oro e a chiedere la sapienza, o di restare nel palazzo assieme alle Fate, veniva donata la vera ricchezza e una lunga vita saggia e felice.

Lo scrittore lucchese Carlo Rosi Gabrielli ha dedicato alla raccolta di leggende, tradizioni e racconti popolari relativi alla paura, ad apparizioni, fantasmi ecc. una serie interessantissima di opere ben documentate; dal volume riguardante la Lucchesia riportiamo due testimonianze:
la prima, ambientata nella località Villetta (San Romano Garfagnana), narra di un luogo detto al Fondone, dove ancora oggi si possono visitare i resti di una fortezza chiamata comunemente Castellaccio, della quale rimangono alcune gallerie sotterranee molto profonde; si tratta certamente di ciò che rimane dell’antichissimo Castello di Bacciano, caduto in rovina da vari secoli per cause di natura geologica. Gli abitanti dei dintorni assicurano che vicino a quei ruderi vedevano i lumi delle Fate, le uniche abitatrici di quel luogo abbandonato: coloro che più coraggiosi degli altri, hanno tentato di esplorare quelle gallerie ne sono usciti fuori molto impressionati perché, raggiunto un certo limite, mancava loro il fiato e i lumi si spegnevano.
La seconda storia ha per sfondo il paese di Montefegatesi (Bagni di Lucca): in fondo alla località della “il margine” c’è la “fontana buglia” considerata un luogo magico. Accanto ad essa è visibile una piccola grotta e durante l’inverno, quando il freddo è più intenso, si vedono esalare da quel luogo vapori di aria calda. La leggenda narra che in quella grotta le Fate filassero la stoffa per vestire i Folletti…

Sempre in Toscana, a Soraggio, le Fate risultano specializzate, come molte loro colleghe italiane ed europee, nel fare il bucato sulle rive del fiume, dove poi stendono accuratamente i panni ad asciugare al sole, ma solo durante l’estate; in inverno infatti si ritirano nelle tane degli orsi o nelle grotte dette Buche delle Fate (il territorio ne comprende almeno tre), a tessere e filare. Quanto a distrazioni amano riunirsi nelle magiche notti di luna piena assieme ad altre colleghe a Pratofiorito, uno dei prati più belli del mondo, a 1.300 m. sopra Bagni di Lucca, per scatenarsi in feste e danze gioiose.

Per concludere, aggiungiamo che le Fate non risultano sempre e soltanto legate a zone particolarmente suggestive e misteriose della natura, o ad antichi castelli e rovine, ma anche a semplici abitazioni. Una consolidata tradizione, nota soprattutto nelle regioni del sud, ci conferma infatti che ogni casa possiede una propria Fata, la quale ama manifestarsi in vario modo, ovviamente secondo i meriti di coloro che vi abitano, proteggendo o aiutando la famiglia perfino con interventi ultraterreni.
Questa italica Fata della dimora appare periodicamente in occasione di avvenimenti di rilievo o per salutare coloro che credono o confidano nei suoi benefici poteri, ma si allontana o scompare per sempre quando all’interno della casa si verificano fatti di sangue o di grave violenza.

Dobbiamo infine segnalare un gruppo di Fate particolari, conosciute col nome di Sibille in tutte le regioni della catena appenninica. Da un libro di Dario Spada traiamo le seguenti informazioni:
La sibilla dell’Appennino si identifica in Cibele, la nota divinità mitologia. Ai tempi di Virgilio il monte della Sibilla, consacrato alla Gran Madre (Cibele), si chiamava Tetrica e oggi quella cima è stata identificata con quella del monte Vettore dov’è situata la grotta della Sibilla a 2.175 m di altezza nel territorio di Norcia (Perugia). Parimenti, la catena dei monti sibillini prende il nome proprio dalla Sibilla a dimostrazione di come sia popolare questo personaggio. Si racconta che una volta alle falde del monte Vettore, c’era un paese dal nome ridente, Colfiorito; i suoi abitanti erano spesso visitati dalle Fate che abitavano sulle montagne le quali insegnavano alle donne cose utili e agli uomini il ballo. Un brutto giorno però le amabili creature furono scacciate da Colfiorito e ricorsero alla loro regina, la Sibilla, la quale provocò una grande caduta di massi e di detriti tanto che il borgo scomparve sotto la frana. In genere però le Sibille sono Fate belle e buone e non disdegnano di mescolarsi con la gente comune; spesso lavorano su telai d’oro e insegnano l’arte della tessitura e della filatura ai mortali. Alcune volte si divertono ad ammaliare i baldi giovanotti spingendoli alla lussuria e alla perdizione. Naturalmente tutte costoro sono abili nella divinazione…
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ero ancora una bimba piccola quando incominciai ad essere affascinata dal mondo magico delle fate, ancora adesso che ormai sono grande rimango sempre con questa passione,quando vedo grotte o qualcosa dove potrebbe esserci del mistero vengo avvolta da una curiosita’irrestistibile……infatti ho visitato due volte “TRIORA”,ad Arma di taggia,be’ non per questo e’ chiamato il paese delle streghe……li c’e’ un piccolo negozietto tutto di gnomi e fate,dagli oggetti ai libri,ho passato delle ore li dentro!!!!

"…Una passione che non morira’ mai…"

13 Aprile 2007 24 commenti

Fin dai miei primi passi,quando sentivo scorrere della musica il mio piccolo e paffutello corpicino si muoveva al ritmo delle sue note.Quando compi’ sei anni indossai il mio primo tutu’ bianco e le scarpette rosa. Cosi incominciai a portare dentro il mio cuore il sogno di diventare ballerina e questo sogno continuo’ a crescere dentro di me,sempre di piu’, ricordo il mio primo esame di danza classica,avevo nove anni quando con il mio viso timido riusci’ ad arrivare una delle prime col voto piu’ alto e qua il mio primo attestato che appesi al muro della mia cameretta,era stato bellissimo quel giorno,non scordero’ mai gli occhi emozionati e lucidi di mia mamma quando quelli della giuria le dissero che se la sua bambina avesse continuato cosi’avrebbe preso sicuramente strada nella danza. Ma con il passare degl’anni decisi di lasciare la danza classica a passare alla danza Jazz,affascinata dai corpi di ballo visti in televisione,(questo per me e’ stato lo sbaglio piu’grosso avrei dovuto restare fedele al mio tutu’ bianco e le scarpette rosa),comunque cambiando strada incominciai a fare di tutto:danza moderna,hip-hop,contemporaneo,danza del ventre ecc. praticamente un cocktails di balli. Be’ cosa posso dire vi ho fatto un piccolo riassunto del mio sogno,anche se non si e’ avverato ,come avrei voluto,perche’ tutte le volte che tentavo di entrare da qualche parte mi sono sempre apparse davanti proposte indecenti o altro e io mi sono sempre detta: ma questa che vita e’???una persona lotta nel suo percorso per raggiungere un suo obbiettivo e quando ti trovi la porta davanti non ti spetta altro che fare retromarcia con gli occhi lucidi,il magone in gola e il cuore infranto e dire:NO GRAZIE NON FA’ PER ME!!! Io ho sempre amato la danza perche’ per me e’ stato anche un aiuto nei miei momenti avvolti nella tristezza e cosi’ ballando mi davo coraggio e ancora adesso sopratutto quando mi esibisco in spettacoli,sento una forza che mi da’ le ali per volare e sentirmi libera come una farfalla. L’unica cosa che mi rimane e’ che nonostante tutto,nel mio piccolo,ho fatto tanti spettacoli,con la palestra che frequento,e quando salgo sul palco provo un’emozione fantastica,il mio corpo si trasforma in una scarica di brividi,quando si accendono le luci e la musica inizia,dentro di me sale l’adrenalina che mi fa’ scatenare,tutto questo per me e’ un paradiso dove puoi esprimere tutte le emozioni che hai dentro. La passione per la danza la portero’ per sempre nel mio cuore e non solo ma sopratutto nella mia anima perche’ quella non morira’ mai.

Pasqua:"….un tuffo nel cioccolato…."

1 Aprile 2007 12 commenti


Il nome Pasqua deriva dall’ebraico Pèsach (passaggio), parola accolta poi dai latino con il termine Pascha. E? la massima festività della liturgia cristiana e rappresenta il mistero della risurrezione di Cristo.
Perché la data di Pasqua è “mobile”.
Agli albori dei Cristianesimo, la risurrezione era ricordata ogni domenica. Successivamente, la Chiesa cristiana decise di celebrarla soltanto una volta l’anno, ma parecchie correnti religiose dibatterono tra di loro per stabilire la data dell’evento. Le controversie ebbero termine con il concilio di Nicea dei 325 d.C., che affidò alla Chiesa di Alessandria d’Egitto il compito di decidere ogni anno la data.

Come si calcola oggi la Pasqua:
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Partendo dalle norme dei concilio di Nicea, per le quali la Pasqua doveva cadere la domenica seguente la prima luna piena di primavera, oggi la data si calcola scientificamente, sulla base dell’equinozio di primavera e della luna piena, utilizzando per il computo il meridiano di Gerusalemme, luogo della morte e risurrezione di Cristo. E’ da notare come la data della Pasqua ortodossa non coincida con quella cattolica, perché la Chiesa ortodossa utilizza per il calcolo il calendario giuliano, anziché quello gregoriano. Pertanto, la Pasqua ortodossa cade circa una settimana dopo quella cattolica.

L’uovo: tradizione ed arte:
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La tradizione dell’uovo pasquale ha origini antichissime. Infatti, i contadini della antica Roma erano soliti sotterrare nei campi un uovo dipinto di rosso, simbolo di fecondità e quindi propizio per il raccolto. Ed è proprio con il significato di vita che l’uovo entrò a far parte della tradizione cristiana, richiamando alla risurrezione di Cristo ed alla vita eterna.
Oltre alla delizia delle uova di cioccolato, in tutto il mondo esistono tradizioni pasquali che prevedono la realizzazione di uova artistiche. In particolare, bellissime e famose sono le uova ucraine, dette Pysanky, ossia “cose che sono scritte sopra”. Le Pysanky sono realizzate con un processo di tintura fissato con cera e donate in un cestino di vimini foderato d’erba.

Le campane mute:
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Dal venerdì santo fino alla domenica di Pasqua, le campane delle chiese italiane non suonano, in segno di dolore per il Cristo crocifisso. Anche in Francia esiste questa usanza e ai bambini si dice che le campane sono votate a Roma. La domenica mattina, mentre i bambini guardano in cielo per scoprire se riescono a vedere le campane che ritornano, i genitori nascondono in casa uova di cioccolato.

Le streghe finlandesi:
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Essendo la maggior parte degli scandinavi di religione luterana, la Pasqua assume un significato minore ed è considerata un giorno di vacanza. Il folklore finlandese vuole che le streghe volino in cielo tra il venerdì santo e la domenica di Pasqua. Infatti, in alcune zone della Finlandia si usa ancora accendere falò la notte dei sabato, in memoria dell’antica tradizione di scacciare le streghe dal proprio focolare domestico.
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Che bello sono felice perche’ adoro il cioccolato….mmmmmm…..e’ troppo buono io non potrei vivere senza,altro che “..tutta ciccia e brufoli..” a quello poi si rimedia con un po’ di palestra si butta via tutto.
Quello che mi dispiace che gireranno sulle tavole delle cucine l’agnello,io lo farei girare solo di cioccolato!!!!
Comunque….”BUONA PASQUA A TUTTIIIIII!!!!”.